QUEL FANTASMA DEL LATTOSIO

QUEL FANTASMA DEL LATTOSIO

QUEL FANTASMA DI UN LATTOSIO

Da piccolo non ho mai avuto paura dei fantasmi, anzi avrei voluto averne uno per amico  come in una nota serie televisiva anni 60.
Proprio per questo motivo nel gioco delle “paure”, in auge al tempo tra ragazzi, i più grandi a malincuore si rassegnavano e mi travestivano con il classico lenzuolo bianco con i buchi per gli occhi per far spaventare i più piccoli, canzonandoli.

Oggi da medico a tutti coloro che sbandierano lo spettro dell’intolleranza al lattosio rispondo: buuuuu che paura!
E ci rido su: perché la “vera” intolleranza al lattosio è oggigiorno un reale falso problema.

La soluzione ce la suggerisce il grande Carosone in “Pigliate na pastiglia siente a me”: basta assumere prima del pasto una pillola di lattasi, enzimi che scindono questo zucchero, e come una magia alla Mary Poppins tutto ritorna a posto, non abbiamo più sintomi mangiando cibi che contengono questo zucchero.

Purtroppo viviamo in una società piena di fobie, dobbiamo essere fisicamente perfetti, immutabili, nonostante gli anni che avanzano e ci modificano, sempre belli, magri, atletici ed immuni da malattie, chi si ferma è perduto!

Ovviamente a tirar le file di tutta questa “Kultura” del “Forever Young” sono le logiche commerciali, che soffiano sui media, come la Bora a Trieste, alimentando in modo scriteriato le nostre paure, contagiandoci a mo’ di Corona Virus: che riposi in pace!
Non facciamoci distrarre da “lavori scientifici”, specialmente se condotti su popolazioni asiatiche in cui si afferma la nocività del latte: il 95% di loro non dispone di lattasi dalla nascita, in quanto la loro dieta millenaria non comprende alimenti che necessitano di questo enzima, e ciò vale anche per l’80% dei nativi americani, a differenza di noi europei in cui l’intolleranza congenita è bassa variando dal 9 al 23%.

Personalmente: amo il lattosio e la sua composizione chimica di disaccaride glucosio+galattosio, è il mio amico fantasma.
Il glucosio dà energia ed è anche l’unico nutriente delle cellule nobili cerebrali, il nostro cervello va a zucchero, ed inconsciamente facciamo di tutto per scovarlo negli alimenti, perché ne abbiamo realmente bisogno, ne siamo attratti e dipendenti.

Il galattosio è fondamentale per lo sviluppo del nostro sistema nervoso, oltre come fonte energetica alternativa al glucosio.
L’insieme delle due molecole ci dà il lattosio che svolge fisiologicamente una azione osmotica fondamentale nel richiamare acqua come avviene, ad esempio, nella mammella della puerpera in modo da avere la montata lattea.

Il lattosio inoltre è un prebiotico, cioè cibo per la nostra flora batterica intestinale, chiamata microbiota, ed in particolare per quei bacilli “buoni” lattici e bifidus, che collaborano con il nostro organismo.

Questi microrganismi posseggono a loro volta l’enzima lattasi e ci aiutano ulteriormente nell’assimilazione degli zuccheri a livello intestinale, producendo acido lattico trasformato successivamente in benefici acidi grassi a corta catena: gli stessi processi batterici li ritroviamo all’interno del formaggio!
In un formaggio appena prodotto ci sono moltissimi batteri lattici in grado di consumare al massimo in 40-60 gg tutto il lattosio contenuto (che non supera il 10% su 100gr di prodotto).

Per tale motivo gli intolleranti possono mangiare, senza avere alcun sintomo, tutti i prodotti caseari stagionati almeno due mesi, e non oltre i 18 mesi come suggeriscono la moltitudine dei nutrizionisti, a corto di nozioni alimentari.

L’Ente Europeo per la Sicurezza Alimentare ci informa che esiste una soglia di intolleranza al lattosio.

Infatti una persona colpita da questa disfunzione non ha alcun sintomo se assume meno di 12 gr di lattosio a pasto oppure un massimo di 24 gr totali se frazionati nei pasti delle 24 ore, mentre se ne assume più di 24 gr a pasto o più di 50 gr/die iniziano a comparire disturbi dopo una mezzoretta dall’assunzione.
Per la presenza di tale soglia possono essere consumati, senza abusarne, anche formaggi più freschi come taleggio, robiola e mascarpone, che presentano un basso contenuto di lattosio.
Quindi spesso una persona scopre di essere intollerante solo quando abusa, si iperalimenta, seguendo una dieta giornaliera non equilibrata, altrimenti può non accorgersene.

Ma cosa significa essere intolleranti al solo Lattosio?
E’ subire una reazione tossica, non allergica!

Quindi non implica alcuna risposta immunitaria, ma è dovuta al fatto che le cellule intestinali non producono più o secernono quantità molto ridotte dell’enzima “lattasi”, capace di scindere il disaccaride nelle due molecole, glucosio e galattosio, che lo compongono.

Esiste una forma di intolleranza genetica, ci si nasce, che colpisce ovviamente i neonati, e delle forme primarie e secondarie che colpiscono gli adulti.

La primaria è dovuta al fisiologico invecchiamento del nostro organismo, nell’intestino le cellule riducono nel tempo e gradualmente la produzione di questo enzima, come i capelli che diventano bianchi, la pelle che si disidrata ecc.
Nelle forme secondarie, invece, il deficit è dovuto a patologie che distruggono le cellule intestinali come ad esempio la celiachia, il Morbo di Crohn, l’AIDS.

Comunque la causa principale di questa intolleranza è “l’Iperalimentazione”, mangiamo troppo ingerendo anche tanto lattosio, che non è solo presente nel latte e nei formaggi, ma anche nei prodotti da forno, nei preparati gastronomici, nei salumi, nei surgelati, in alcuni farmaci, in quanto utilizzato come conservante.

La diagnosi di intolleranza viene fatta con il Breath Test: dopo aver assunto una compressa di lattosio si soffia dentro un contenitore, la presenza di elevati valori di idrogeno danno la certezza del deficit enzimatico.

In alternativa si può fare l’esame del sangue dopo assunzione di lattosio: si effettuano prelievi ravvicinati che se dimostrano la mancanza di picchi glicemici danno la positività al test.

Nel neonato basta solo un semplice esame delle feci, che risultando acide se è presente il deficit congenito.
Fatta diagnosi abbiamo due strade la Privazione o la Redenzione: dieta o pillola?

Se scegliete la prima niente più latte, formaggi freschi o con stagionatura inferiore ai 60 giorni, addio gelati, mai e poi mai la panna, margarina, burro, scordatevi il prosciutto cotto, wurstel, alimenti precotti, prodotti da forno, alcuni surgelati e anche i cereali.

Una domanda sorge spontanea: ma non c’è una soluzione migliore?
Certamente, basta ingerire una banale compressa a base di lattasi prima dei pasti e viviamo tutti più felici e contenti, e soprattutto non abbiamo più dolore di pancia, gonfiore, non facciamo puzzette, regoliamo il nostro alvo.

Elementare Watson! Il Lattosio è solo un fantasma! Avrebbe asserito Holmes.
Purtroppo, caro Sherlock, tutto è maledettamente più complesso di quanto si pensi perché la maggior parte delle persone, in maggioranza donne, continuano ad avere disturbi a prescindere dalla cura: mannaggia come può essere possibile?

La risposta è che nella maggior parte dei casi non si tratta di una semplice intolleranza al solo lattosio, ma di “Sindrome da colon irritabile” o colite spastica, dei vecchi tempi, o se vogliamo fare “l’americano” IBS (Irritable Bowel Syndrone).

L’insorgenza di questa condizione patologica può essere dovuta a stress psico-fisici, in seguito ad interventi chirurgici o infezioni, da intolleranze ed allergie alimentari, all’utilizzo cronico ed anche scriteriato di farmaci, associata ad alterazioni del ciclo mestruale.

I sintomi inizialmente simili a quelli della intolleranza al lattosio, nel tempo diventano sempre più frequenti e si associano a dimagrimento, anemia, febbre, cefalea o emicrania, insonnia, sangue nelle feci, cistiti ripetute, affaticamento con dolori muscolo-scheletrici.

In questi casi oltre alla terapia del caso è determinante, purtroppo, abbinare una dieta restrittiva ferrea con eliminazione di alimenti osmotici (a base di lattosio), irritanti nervini (caffè, alcolici, spezie), fermentabili (pizza, vegetali ricchi di fibre insolubili).

Quindi addio ad insalate a foglie larghe, cavolfiori piselli e broccoli, legumi, latte e formaggi, oltre ad alimenti astringenti (limoni , banane, nespole, riso brillato) o lassativi (kiwi, crusca, latte caldo).

Concludendo, alla comparsa dei sintomi legati alle frasi “non riesco più a digerire bene latte e formaggi come prima”, “mangio le stesse cose, ma mi gonfio sempre di più”, ” non vado più bene di corpo”, invece di confidarle agli amici o al moroso o all’amante di turno, le diciate prima al medico al fine di diagnosticare precocemente una vera intolleranza al lattosio oppure una colite o altro, in modo da impostare subito la terapia del caso.

Spero che quanto scritto faccia ricredere il prossimo dall’aver visto il fantasma del lattosio che si aggirava furtivamente in cucina.

La vera intolleranza la possiamo sopprimere non con un punteruolo di legno o con un proiettile d’argento, ma solo con semplice pastiglia.

Per il resto il consiglio finale è quello di vivere in serenità limitando il più possibile gli stress, non iperalimentiamoci, cerchiamo di trovare un equilibrio a tavola, e soprattutto di non ingerire a gogò farmaci quali antidolorifici e antibiotici come se fossero caramelle e soprattutto senza l’approvazione del curante.

Ora che il tabù è stato smascherato, posso finalmente riprendere a gustare questa dolce Ricottina nella quale sono immerso, ovviamente in compagnia del mio amico fantasma…..

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